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Pagine bianche

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«È un mondo di mezzo quello che stiamo vivendo. Abbiamo fogli bianchi nei quali disegnare nuovi scenari, ripensando gli spazi fisici, le relazioni, i mercati». È quanto mi ha detto qualche giorno fa Filippo Berto, 43enne imprenditore del mobile nell’azienda di famiglia arrivata alla seconda generazione, intervistato su Nòva del Sole24Ore. Con i suoi cinquanta dipendenti, 10 milioni di fatturato e un e-commerce in sei lingue (cinese compreso) Berto non si è arreso. E sta provando a ripensare l’attività.

Pagine bianche in cui riscrivere il lavoro in questo tempo lento e accelerato. Tutto questo significa riconvertire le linee di produzione, riposizionarsi sui canali di comunicazione puntando su nuove piattaforme di relazione e vendita, gestire al meglio le proprie persone, riprogrammare i processi.

Pagine bianche anche da condividere: per questo con la nostra community dei wwworkers abbiamo lanciato “Restart Italia – Piccole imprese che fanno grande l’Italia”, un progetto di ascolto e confronto. Si tratta di una survey costruita insieme alla Pmi innovativa Tree e rivolta a tutte le piccole e medie imprese. E poi si tratta di un format in live streaming sulla fanpage dei wwworkers. La prima puntata ha visto protagonisti Filippo BertoAlessandro Del Re (Puglia.com), Arianna Occhipinti (Agricola Occhipinti), Ester Brunini (Studio Gialloargento), Stefano Caccavari (Mulinum), Dario Ricconono (Addio Pizzo Travel), Antonella Buccigrossi (libreria On the road), Mariangela Pepe (Smart Hospital), Tom Dean (Portanatura.it), Anna Fiscale (Progetto Quid). Stasera alle 19 si torna live insieme con un giro d’Italia. Da Gravina in Puglia Mariarita Costanza (MacNil), da Milano Pasquale Falco e Valeria Perrucci (Wild), da Torino Matteo Baronetto (Ristorante del Cambio), da Grosseto Luigi Galimberti (Sfera Agricola), da Altare Vanessa Cavallaro, da Pontedera Cristiano Savini (Savini Tartufi), da Roma Camillo Piscitelli (Hurba), da Catania Antonio Perdichizzi (Tree).

In fondo le aziende, grandi e piccole, dovrebbero passare a quello che Nassim Nicholas Taleb ha definito un approccio “antifragile”, andando oltre la resilienza e la solidità in modo che possano adattarsi e persino prosperare in questo nuovo disordine: così ha scritto il Financial Times in un editoriale uscito pochi giorni fa. Un emblematico passaggio dalla contingenza del “just in time” al valore del lavoro in comunità con il “just in case”. La differenza la fanno sempre le persone, anche in questo periodo difficile. Soprattutto in questo periodo difficile.