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Io vivo connesso, così il brand dialoga con la community narrando storie


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Ai netizen che leggono questo blog lo scrivo da sempre. In rete occorre raccontare storie, far emergere percorsi anche laterali che – grazie alla navigazione – possono poi trovare l'attenzione di un pubblico e il riconoscimento all'interno di una comunità specifica. Anche i brand d'eccellenza hanno capito l'importanza di raccontare storie, materia di studio anglosassone (ma che è arrivata a lambire anche le nostre accademie) denominata storytelling.

Proprio alcuni giorni fa Telecom Italia ha lanciato la nuova campagna di comunicazione Io vivo connesso, valorizzata sui media generalisti e in rete e legata al concetto di connessione. La campagna prende a prestito il notissimo "I have a dream" rielaborandolo in chiave moderna, con una visione collettiva di un sogno basato sulla connessione digitale e filtrato attraverso le lenti della rete. Nell'ambito di questa campagna è stata lanciate una speciale web-serie: i dipendenti hanno parlato di se stessi, dei loro progetti, del concetto di innovazione esplicitato dal lavoro quotidiano. Ho vissuto questa narrazione in prima persona, avendo accompagnato le troupe in qualità di "vlogger" (vi segnalo un paio di questi racconti digitali, il primo sulla realtà aumentata e il secondo sulla gestione delle emergenze). E ora in rete da questi racconti emerge l'importanza di raccontare storie, persone, esperienze. E di dialogare con una community interna ed esterna all'azienda.

Storytelling è molte cose, ma nella cultura d'impresa significa anche raccontare storie che veicolano i valori e la visione dell'impresa attraverso i suoi protagonisti (interni ed esterni, in una logica anche bottom up e non soltanto top down: non è solo il vertice a raccontare storie, ma tutta l'azienda e ad ogni livello). Tanto si è scritto in materia: all'estero uno dei testi di riferimento è "Storytelling" di Christian Salmon e in Italia dalle colonne di Nòva100 Marco Minghetti sul suo blog Le Aziende Invisibili da sempre si dedica al tema.

Qualche anno fa, precisamente nel settembre 2010, nei lavori dell'osservatorio Enterprises Generated Content dell'Università Bocconi avevamo scritto come soltanto il 22% delle aziende italiane potevano essere definite "first mover" in rete, ovvero sperimentatrici di questa dinamica di narrazione digitale. Credo che oggi questo dato, nonostante una crisi congiunturale e di sistema, possa essere riletto con una percentuale certamente maggiore. Il dialogo in rete è diventato un mantra per posizionarsi e risultare credibili ed efficaci.