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Il 2011 riviviamolo con gli hashtag. E scopriremo che è l’anno del “citizen journalist” più che del “protester”

Yearinhashtag

E' stato un anno intenso quello che si sta per chiudere, un anno che ha portato il contestatore, quello che viene definitivo l'indignato, ad occupare la copertina del Time. 
Il 2011 verrà ricordato da molti come l'anno che – più di ogni altro – ha segnato il ruolo della Rete come protagonista indiscussa: dalle proteste di piazza Tahir alle rivolte londinesi, dalla morte di Steve Jobs al disastro giapponese.

Anche in Italia la Rete è cresciuta e ha lasciato una firma importante: dalle amministrative della primavera con Pisapia ai referendum, dai no-tav a Marco Simoncelli. In tutti questi macro-avvenimenti internazionali o italiani il web ha conquistato un posto di primo piano, come veicolo di informazione, dialogo, spinta propulsiva. E anche il nostro network di web tv mappato da Altratv.tv è cresciuto tanto, arrivando a 590 "antenne" con un tasso di crescita del +11%. E' stato però anche l'anno in cui la rete ha perso alcune voci importanti e ne ha viste altre ridimensionate: penso anche Current e alla relativa chiusura. 

Per ripercorrere l'anno attraverso gli hashtag che ne hanno fatto la storia, vi invito a consultare il progetto "Year in Hashtag", creato tra gli altri da Claudia Vago, conosciuta in Rete come @tigella. E' un progetto imperdibile, un album visivo e testuale che racconta l'anno che è stato.

Si legge della descrizione: "Quest’anno, per la prima volta, la maggior parte degli eventi è stata raccontata prima, meglio o esclusivamente dalla Rete. Noi pensiamo che persona dell’anno sia anche “il citizen journalist”, che spesso non è altro che "il manifestante” armato di smartphone e account su un social network e in altri casi è 
qualcuno che non può fisicamente essere presente ma da casa sua racconta quello che succede, raccogliendo notizie, informazioni, richieste, fotografie, video e rilanciandoli, amplificandoli, contribuendo a costruire la narrazione dell’evento".