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Perché oggi diventare “social manager” è una necessità, non una vanità. 7 consigli per farlo al meglio

Luca Giordano Autoritratto in veste di chimico

Questa estate 2018 che va volgendo al termine ha visto il poliedrico imprenditore americano e scopritore d’altri mondi Elon Musk sulle prime pagine dei giornali e in tv. Ma in realtà la sua presenza ha avuto poco a che fare con i media tradizionali, nascendo la polemica in un ambiente esclusivamente social. Tutto infatti parte da un cinguettio, che poi ha generato conseguenze borsistiche e polemiche (non solo economiche).

Musk su Twitter ha esplicitato l’idea di privatizzare la sua Tesla, come hanno raccontato tra gli altri Huffington Post e Sole. «Ho twittato in macchina mentre tornavo dall’aeroporto. Non lo avevo detto a nessuno che avevo intenzione di privatizzare la compagnia», si è giustificato l’imprenditore. Non è il primo caso di utilizzo dei social per queste comunicazioni (e non sarà certamente l’ultimo). Pochi mesi fa il papà di Facebook Mark Zuckerberg, che da tempo arringa la sua community sul suo social network, è intervenuto per difendere l’azienda dopo lo scandalo Cambridge Analytica. E lo ha fatto con un post diventato presto virale.

LA LENTA AVANZATA DEI SOCIAL-MANAGER. Manager, top manager, CEO sui social. Come ho scritto qualche mese fa su “L’Impresa” del Gruppo24Ore, i social CEO che guidano oggi le aziende anche grazie ai cinguettii sono ancora un numero esiguo. A certificarlo è Ceo.com, che ha analizzato la presenza sui social dei manager delle 500 realtà della classifica Fortune. Il focus ha riguardato sei social: Twitter, Facebook, LinkedIn, Google+, Instagram e la piattaforma di videosharing YouTube. Gli analisti si sono chiesti come i capi-azienda stiano cavalcando l’onda social. E la risposta è abbastanza laconica: «I CEO nella stragrande maggioranza sono ancora seduti sulla riva del fiume, in attesa di tuffarvisi», hanno scritto sulla testata americana di leadership e business. La fotografia racconta come il 61% di CEO e manager non abbia una presenza social. Ma chi c’è sceglie LinkedIn (7 su 10) o Twitter (6 su 10).

PERCHÉ ESSERCI. E SOPRATTUTTO COME ESSERCI. Post e tweet rilanciati dai profili social dei manager e capitani di impresa guidano le scelte imprenditoriali, orientano la strategia, consentono di esprimere pareri che possono reinventarsi anche nella gestione interna dell’azienda, permettono di creare relazioni con opinion leader esterni, addirittura secondo alcuni analisti permettono di presidiare al meglio la propria reputazione. E in fondo possono contribuire ad accrescere il business, quando vengono fatti attentamente. Essere oggi sui social per i manager è una necessità. Ma su un aspetto è bene essere chiari: non si tratta (solo) di vanità.  Negli ultimi tempi non solo le imprese hanno compreso la strategicità di puntare sulla comunicazione social. Anche i leader, in un’ottica di personalizzazione del messaggio, decidono di scendere nell’agone digitale. Anche perché, come già scritto soltanto pochi giorni fa “il silenzio non è un’opzione”. Perché ciò che postiamo inevitabilmente racconta della nostra capacità di leggere il mondo, di interpretarlo, di esserne parte attiva. E impatta sul nostro modo di gestire un team, di guidare e rappresentare un’azienda, di dialogare con i propri clienti.

ASCOLTO, AUTENTICITÀ, COERENZA. È importante puntare su autenticità e coerenza rispetto ai linguaggi specifici che ogni piattaforma social si porta inevitabilmente con se’. Questa è la chiave per competere e vincere sui social media. E quando si è più smaliziati si può passare a risposte mirate che facciano presa su un pubblico distratto da molti stimoli. «In una comunicazione sempre più disintermediata le persone si aspettano di poter aver relazioni autentiche con altre persone, in particolare online. Ma il tono di voce va scelto sulla base del pubblico di riferimento incrociandolo con la naturale inclinazione personale», mi ha raccontato durante un’intervista Luigi Centenaro, esperto italiano del personal branding e co-autore di “Personal branding” per Hoepli. Detto questo, come e cosa scrivere sui social? Ho provato a mettere nero su bianco 7 consigli per utilizzare al meglio le opportunità offerte oggi da un mondo connesso. Ma ogni altro consiglio è ben accetto.

CONSIGLIO 1: ESSERE COERENTI. Ogni piattaforma ha le sue regole, i suoi pubblici, i suoi messaggi, le sue dinamiche. La coerenza rispetto all’ambiente sociale nel quale si comunica è il fattore differenziante. Non c’è cosa peggiore che trovarsi nel momento giusto ma nel posto sbagliato.

CONSIGLIO 2: ESSERE COSTANTI. Ciò che la rete apprezza maggiormente è questa idea di continuità, ovvero la capacità di creare una narrazione costante nel tempo e che possa creare un percorso evolutivo. Esserci significa twittare o postare con cadenza regolare. E attenzione: questo non significa una sovra-esposizione nei messaggi. Insomma, si deve anche evitare l’effetto “The Donald”.

CONSIGLIO 3: ESSERE CREATIVI. Presentarsi con una propria forma distintiva. E questa firma può rispecchiarsi nella scrittura, nella punteggiatura, nella scelta di un hashtag o nella predilezione per una fotografia o un visual efficace. Insomma, anche in questo caso primeggia chi riesce a posizionarsi online e sui social con uno stile personale.

CONSIGLIO 4: ESSERE DIALOGICI. Evitare l’effetto mainstream e quindi scegliere di rispondere ad alcuni interlocutori. Il boss che dialoga umanizza la sua presenza sui social perché lo pone in una posizione di orizzontalità comunicativa rispetto all’interlocutore. Perché oggi vige il principio mutuato da una nota ricerca anglosassone: siamo quello che postiamo.

CONSIGLIO 5: ESSERE SUL PEZZO. Imparare a intercettare le tendenze che si palesano in rete, quelle che mergono tra i temi ricorrenti che su Twitter sono evidenziati con i Trending Topics. Un buon social CEO dice la sua, interviene nel dibattito sociale esprimendo un proprio punto di vista. Il suo parere è apprezzato perché riesce a calarsi in un sistema complesso comunicazionale.

CONSIGLIO 6: ESSERE LOW PROFILE. E addirittura imparare a chiedere scusa pubblicamente, anche per un errore commesso dall’azienda. Ovvero comprendere che oggi più che in passato è strategico  mettersi in discussione, utilizzando anche profili personali, che però di fatto rispecchiano sempre quelli aziendali. In questo senso spesso i profili social possono servire per ascoltare ciò che si dice in rete, anche del brand o della divisione che si guida.

CONSIGLIO 7: ESSERE ANCHE BUONI SCERIFFI. La rete non è il far-west e occorre evitare di replicare a chi offende o insulta. Al bando gli haters di professione che popolano i social media. Il rispetto delle policy consente anche di bannare e quindi di escludere gli utenti più ostili. E quindi dobbiamo cercare di non accettare violenze verbali.

Nella foto in alto al post trovate un dipinto di Luca Giordano (Napoli 1634 – 1705), “Autoritratto in veste di chimico o alchimista”. Il dipinto è nella meravigliosa Pinacoteca di Brera a Milano. Seguendo un uso in voga tra gli intellettuali napoletani dell’epoca Giordano decise più volte di ritrarsi come filosofo e in questo caso come alchimista (tra le mani tiene un alambicco). In questo modo decideva di raccontarsi ad un pubblico più allargato. Chissà, se fosse vissuto nei nostri giorni forse avrebbe fatto un selfie. E perché no, forse lo avrebbe anche postato sui social.