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La rete ha reinterpretato #sanremo. Ma così ha vinto ancora una volta la tv.

Niente da fare, alla lunga corriamo seriamente il rischio per passare per parrucconi. Dobbiamo farcene una ragione: in Italia, anche in Italia, la rete continua a ricalcare gli eventi che trasmette la "nostra signora televisione", generalista o satellitare che sia.

E' vero, la platea della generalista si assottiglia, il pubblico diminuisce, la gente si riversa sempre di più in rete, ma la verità è che ci sono eventi che dalla tv continuano a catturare l'attenzione del pubblico anche sul web. Con buone pace di chi – talvolta anche il sottoscritto – continua a professare un abbandono del telecomando in favore della Rete.

L'ennesima dimostrazione è stata Sanremo nella sua parte "social", ovvero in ciò che gli utenti hanno scritto, twittato, commentato, postato sull'evento, nonostante la pagina ufficiale fosse non attiva nelle ore serali (paradossi d'altri tempi). Sanremo è stato così vissuto su Twitter che Jovanotti in tour dal suo account ha scritto: "Ho letto il festival su Twitter. La realtà attraverso i commenti è una figata".

Il blogger ed esperto di nuovi media Vincenzo Cosenza ha fatto un studio sui Tweet. Così scrive sul suo profilo: "Ho raccolto 47.577 retweet contenenti la parola #sanremo alla ricerca degli account più rilanciati dagli utenti. Tra la prima e la seconda serata c'é stato un calo di retweet del 30% e di share tv del 25%". Accostamento interessante lo definisce Titti Santamato sull'ANSA: "Se la tv si sta spostando sul web, il retweet sarà forse l'indice di gradimento del futuro?"

Comunque sul boom di Twitter per Sanremo si dirà certamente che l'evento è stato personalizzato, svuotato della liturgia tradizionale e dato in pasto all'ironia grazie a battute taglienti e sprezzanti. Però è sempre lo stesso evento proposto dalla generalista che ha imposto la sua agenda. E il web l'ha seguita, con buona pace di tutti noi.